La
prima volta che il pubblico entrò in contatto con un esemplare di Porsche
356 fu al Salone di Ginevra del 1949 dove riscosse, è inutile dirlo, un
immediato successo. Per capire però le origini di questo progetto bisogna
necessariamente fare un passo indietro negli anni, la storia della 356 è
legata infatti in maniera inscindibile alla travagliata storia della
famiglia Porsche e non a caso fu la prima macchina ad avere impresso sul
cofano il marchio dei Porsche.
A dispetto delle sue linee morbide ed armoniose la 356 nacque, come
vedremo, tra mille vicissitudini ed il suo sviluppo dovette subire il
pesante arresto causato dalla Seconda Guerra Mondiale.
Ferdinand
Porsche nacque in Boemia nel 1875, figlio di un umile stagnaio sviluppò
subito un forte interesse verso le scienze ed in particolare verso lo
studio dell'elettricità. La sua inclinazione verso questa materia lo portò
a Vienna dove nel 1898 riuscì ad entrare nella fabbrica di automobili
elettriche di Jakob Lohner, questa fu la prima tappa di una lunga ed
irripetibile carriera nel settore automobilistico con all'attivo più di
trecentottanta progetti industriali. Porsche lavorò come direttore tecnico
all'Austro-Daimler, alla Daimler tedesca dove disegnò le Mercedes SS e SSK
ed infine all'austriaca Steyr. Il continuo girovagare tra fabbriche
diverse, che una volta lasciate portavano comunque a termine i progetti di
cui lui aveva creato i presupposti, non poteva però continuare e nel 1929
decise di fondare uno Studio privato di progettazione che portasse il suo
nome. Questo gli permise di stipulare contratti con le case costruttrici e
di mantenere allo stesso tempo una certa indipendenza.
Furono di questi anni i successi
sportivi con le celeberrime auto da corsa a 16 cilindri, con motore
centrale e barre di torsione che lo Studio progettò per il gruppo Auto
Union. Porsche aveva sempre dato importanza alle competizioni sportive, lui
stesso aveva vinto nel 1909 la coppa «Prinz Heinrich» a bordo di un'Austro-Daimler,
ed aveva capito che le gare oltre a valido test per materiali e soluzioni
rappresentavano un ottimo mezzo pubblicitario. Nella mente del progettista
vi era tuttavia un progetto molto lontano dalle competizioni: quello di
un'utilitaria con basso prezzo d'acquisto e ridotti costi di gestione che
avrebbe motorizzato la Germania. Solo con la salita al potere di Adolf
Hitler il progetto fu possibile e nel 1938 la "Volkswagen", letteralmente
auto del popolo, era una realtà. Purtroppo l'avvento della seconda Guerra
Mondiale e la conseguente caduta di Hitler bloccarono l'avvio del processo
produttivo del Maggiolino e dello sviluppo di un prototipo sportivo
denominato Typ 60K10. Questo modello, basato su meccanica Volkswagen e
destinato al Rally Berlino-Roma del 1939, fu la prima pietra del progetto
356.
Finita la Guerra e liberato il padre Ferdinand
dalla prigionia francese, Ferry Porsche, che era nato nel 1909 e da sempre
aveva collaborato nei progetti paterni, riunì nel paese austriaco di Gmünd
i collaboratori più validi dello Studio Porsche per realizzare un coupè
sportivo che portasse il suo nome. Nacque così il progetto 356, una piccola
vettura sportiva basata sulla meccanica del Maggiolino che traeva spunto
dalla Typ 60K10