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STORIA AUTO AUDI

Le origini (1899-1910)

Tutto nasce dalla lingua latina. August Horch fonda la sua fabbrica d'automobili nel 1899 dopo aver lavorato alla Benz di Mannheim. Quattro anni dopo la Horch si trasferisce a Zwickau, nella bassa Sassonia.

Nel 1909 Horch viene allontanato dalla fabbrica che ha fondato in seguito a una controversia con il direttore commerciale che lo incolpa di non aver portato al successo nelle corse le nuove sei cilindri. Ma forse, sotto sotto, c'è dell'altro. Come spesso accade in questi casi ne nasce una vicenda giudiziaria, fin quando Horch non fonda la "August Horch" seguito da tecnici e operai della sua prima fabbrica. La disputa continua, e il costruttore viene costretto a cambiare il nome alle sue automobili. È un nipote che studia il latino che gli suggerisce: «dal momento che Horch nella nostra lingua significa "ascolta", trasforma Horch in Audi e nessuno avrà più nulla da dire».

Nascono così le Audi, i cui primi esemplari appaiono nel 1910. E le vetture di Horch cominciano a vincere, superando anche quelle della sua prima fabbrica
August Horch fotografato assieme alla "Horch 853 Sport Convertibile"
 
1906
August Horch dopo la vittoria alla
"Coppa Herkomer"
Lo sviluppo (1911-1937)

Nel 1928 la situazione economica si fa critica, e Audi viene assorbita da DKW. Due anni più tardi, il più geniale progettista del settore automobilistico dell'epoca, Ferdinand Porsche (che sta lavorando per altre fabbriche, ma costa troppo per le sue idee avanzate), si mette in proprio e dà vita allo "Studio F. Porsche per la progettazione su ordinazione di automobili, aeroplani e barche".

Porsche da qualche anno sta lavorando al progetto che porterà al celeberrimo Maggiolino. Il suo primo cliente, Wanderer, gli commissiona il progetto di una vettura con motori di 1700 e 2000 cc., i cui disegni sono pronti nella primavera del 1931. Ma il progettista è sempre più interessato, un interesse quasi maniacale, alla realizzazione di una piccola automobile per tutti.

Nonostante il generale periodo di crisi, che porterà quattro fabbriche -Horch, Audi, DKW e Wanderer- ad unire le rispettive forze per creare Auto Union, Porsche prosegue nei suoi studi. Non trovando chi lo finanzi per dare corpo al sogno della sua vita, dato che è stato pilota e sa che nel 1934 scatterà la nuova formula per vetture da Gran premio, si mette al lavoro per costruire una monoposto, ed è proprio Auto Union ad affidargli l'incarico. Occorrono finanziamenti per la produzione, e per ottenere una sovvenzione statale i dirigenti della società portano il vulcanico ingegnere da Hitler, il quale però afferma che per dare gloria alla Germania bastano le Mercedes. Porsche allora comincia ad illustrargli più dettatagliamente la sua idea, convincendo così il cancelliere del Reich a concedere l'aiuto richiesto: 300 mila marchi.

Auto Union per i gran premi nasce nello stabilimento di Wanderer a Chemnitz, ed il primo prototipo è pronto nel 1933. La monoposto sorprende per le sue innovazioni, tipiche della genialità di Porsche: motore posteriore a 16 cilindri a V di 45°, compressore tipo Roots, abitacolo molto avanzato, sospensione a barra di torsione (altra rivoluzionaria realizzazione del Professore), linea profilatissima.

Dal 1934 al 1937 sono quattro le versioni dell'Auto Union per la formula chiamata dei 750 chili. Le vittorie, comprese quelle sulle Mercedes, sono numerose, prestigiose, e segnano anche primati di velocità sul chilometro e sul miglio lanciati (nel 1937 406,3 kmh). Per le Auto Union monoposto correranno anche i due più formidabili piloti italiani dell'epoca: Achille Varzi e Tazio Nuvolari.

 
L'Auto Union tipo D.
 

1938 Grand Prix a Donington Park (GB)

1928
Audi "Imperator" (Tipo R)
4.8 litri, motore 8 cilintri in linea da 100 cv

Dalle macerie al miracolo industriale (1938-1965)

Nel luglio del 1948 il governo della Sassonia espropria il patrimonio di Auto Union. L'anno dopo l'azienda sparisce del tutto, ma non prima che i soci abbiano trasferito la sede legale ad Ingolstadt, città bavarese a nord di Monaco. Nei capannoni riprende la produzione di parti di ricambio per moto ed auto DKW, ed in seguito, di auto complete DKW. Nel 1953 esce la 200 millesima DKW, ed il marchio si fa onore sia nelle corse d'auto sia in quelle di moto.

Nel 1958 Auto Union GmbH viene acquistata da Daimler-Benz (Mercedes), che sei anni dopo cede il glorioso marchio a Volkswagen. La casa di Wolfsburg nel 1965 fa rinascere Audi, identificata da quattro anelli, simbolo delle altrettante marche che negli anni Trenta avevano dato vita ad Auto Union.

I quattro anelli con un nuovo profilo (1966-1990)

Al Salone di Ginevra del 1966, nelle pagine del catalogo si legge: «marca tedesca resuscitata nel 1965 da Auto Union e che si rifà alla tradizione del 1939». Appare così Audi, peraltro al suo debutto già nell'autunno dell'anno precedente.

Un solo modello, progettato anni prima dalla Daimler-Benz, con motore di 1700 cc, 4 tempi, rapporto di compressione molto elevato di 11,2:1; cilindrata 1696 cc, 72 cv Din a 5000 giri, 13 kgm di coppia tra 2000 e 3500 giri; trazione anteriore, carrozzeria a due e quattro porte con cambio a quattro rapporti e freni anteriori a disco. Questa berlina è lunga 4,38 metri, larga 1,63, alta 1,46, passo 2,49. Peso a vuoto 980 chili. La velocità è di 148 km/h. Questa Audi è contraddistinta dalla sigla 72 PS.

Al Salone di Parigi dello stesso anno entrano in scena Audi 80 e la Super 90. La prima è praticamente la 72 PS, ma nuova è la sua versione station wagon chiamata Variant. La Super 90 è più lussuosa, con modifiche alla carrozzeria e motore di 1770 cc, compressione di 10,6:1, 90 cv a 5200 giri, 15 kgm a 3000 giri, velocità 163 km/h, da 0 a 100 in 12,5 secondi. Anche la Super 90 conserva la carrozzeria della prima Audi, con qualche perfezionamento e con i quattro anelli che campeggiano sul frontale.

I modelli via via aumentano. Arrivano le 60, le 75, le 100.
A Francoforte, nel 1969, Audi presenta la 100 coupé quattro posti con motore di 1871 cc, 115 cv a 5500 giri, 185 km/h di velocità, da 0 a 100 in 10 secondi. Successivamente la 60, la 75 e la Super 90 vengono tolte dalla produzione, mentre nel 1972 la 80 presenta una nuova carrozzeria. L'anno dopo è la volta della 80 GT.
 

Gli anni Settanta segnano un avvicendamento tra modelli nuovi e non: nel 1974 arriva la piccola Audi, la 50, che però non otterrà il successo previsto; nel 1976, la Coupé esce di produzione; nell'agosto del 1977 arriva la 100 Avant.

La svolta decisiva è datata 1980. Ferdinand Piëch, nipote del grandissimo Ferdinand Porsche, lascia la casa fondata dal nonno che ormai ha vinto quasi tutto quel che c'era da vincere, e passa ad Audi. Vulcanico come il nonno, al Salone di Ginevra presenta Audi quattro con l'obiettivo di partecipare al Mondiale rally del 1981.

 

Audi quattro deriva da Audi 80 coupé e genera attorno a sé un grande interesse. Le caratteristiche sono tante: motore a cinque cilindri di 2144 cc, iniezione Bosch K-Jetronic e turbocompressore, 200 cv a 5500 giri, coppia di 30 kgm a 3500 giri. Impressionanti anche le cifre di accelerazione: da 0 a 100 in 7,1 secondi su terreno asciutto e 7,5 sul bagnato. Ma è sulle quattro ruote motrici (da cui il nome stesso della vettura) che si concentra l'attenzione di tutti, anche se parecchi tecnici non nascondono il loro scetticismo a riguardo.

Una diffidenza che trova eco anche al Salone di Torino, dove il giornalista televisivo Gino Rancati, nel corso di un'intervista pone a Piëch una domanda relativa proprio alle numerose perplessità che in molti dimostrano rispetto alle quattro ruote motrici. Domanda alla quale, senza timori, Piëch secco risponde: «Se fra dieci anni ci saremo ancora, conteremo quante 4 per 4 saranno sul mercato».

Gli anni Ottanta su pista sono una sequenza di successi e vittorie. Come preventivato dallo stesso Piëch, Audi quattro esordisce nel Mondiale rally a Montecarlo nel 1981. La francese Michelle Mouton si ritira per problemi all'alimentazione, ma la squadra si affermerà nei successivi rally di Sanremo, di Svezia e nell'inglese RAC. L'anno seguente Audi conquista il mondiale marche e la Mouton è seconda nella classifica piloti. I successi continuano anche nei rally di altri paesi, compreso quello degli Stati Uniti. Nel 1983 Mikkola-Hertz sono primi nel Mondiale piloti, mentre Audi è seconda in quello marche. Audi Sport vince anche in tredici campionati nazionali. Poi la vittoria nel mondiale piloti e in quello marche (1984), mentre nel 1985 l'evoluzione della quattro (la S1) vince il Sanremo con Röhrl, e Mikkola-Hertz si affermano nel primo rally Hong Kong-Pechino.

Dopo i tragici incidenti in Portogallo, Corsica e Safari del 1986, Audi decide il ritiro dalle competizioni, lasciando ai privati la libera scelta della partecipazione. Del resto, ormai la Audi quattro ha ben dimostrato quanto fosse stato preveggente il progetto di Piëch, e quali fossero le potenzialità della trazione integrale. Ma quello di Audi non sarà un addio definitivo: gli anni 90, infatti, vedranno la partecipazione vittoriosa delle V8 quattro al Campionato Tedesco Vetture Turismo.


 

Gli anni Novanta (1991-1999)

Forte anche dei successi appena ottenuti, Audi non si accontenta più di innovare solo in materia di motorizzazioni e trasmissioni. Intende infatti costruire anche automobili più leggere, più solide e resistenti rispetto alle tradizionali realizzate in acciaio.

Nel 1993 presenta un prototipo in alluminio: ASF (Audi Space Frame), che debutta l'anno dopo con la nuova Audi A8, vettura con telaio in alluminio particolarmente rigido ed insensibile alla corrosione.

Altra sfida di questi anni è quella relativa alla tutela e al rispetto dell'ambiente, che Audi affronta presentando al salone di Ginevra la Audi 100 duo. Dotata di un motore classico all'anteriore e di un motore elettrico integrato sull'asse posteriore, la nuova vettura può affrontare diverse condizioni di guida: a motore benzina, per una guida sportiva, veloce, e percorsi in salita, oppure a motore elettrico, ideale per la guida in città e andature costanti. Una proposta che troverà la sua evoluzione avanzata fino al modello Audi A4 Duo III del 1996, ancora più leggero e di facile utilizzo.

 

A metà del decennio, energie e risorse si concentrano sulla Audi 80, che a fine ottobre del 1994 è presentata a Berlino come A4, secondo una nuova terminologia adottata dalla Casa. Il successo supera ogni aspettativa: Audi A4 è infatti accolta dalla clientela in termini di entusiasmo e consensi imprevedibili.
Con la più ripida curva di vendite nella storia dell'azienda, la vettura dà il via ad una trionfale campagna commerciale, dimostrandosi uno dei maggiori successi della Casa automobilistica dei quattro anelli. Insieme ai modelli A6 e A8 e alle versioni sportive della serie S, alla fine degli anni '90 A4 riporta la produzione quasi a quota 500.000 unità. E le riviste specializzate titolano: "Audi corre in corsia; in corsia di sorpasso".

Dal 1994 Audi partecipa anche al Campionato italiano Superturismo, con Audi 80 Competition quattro prima e Audi A4 quattro poi, vincendolo ininterrottamente, grazie a Dindo Capello ed Emanuele Pirro, fino al 1996. In quell'anno Audi conquista altri 6 titoli marche in Europa ed in Australia.

Fino ai nostri giorni (2000-2005)

"Una dimostrazione impressionante di forza e di controllo" è con queste parole, prese in prestito ad un giornalista sportivo, che si può riassumere la partecipazione di Audi alle 24 ore di Le Mans nel 2000. Posizionate ai primi tre posti sulla griglia di partenza, le Audi R8 volano verso la vittoria con un albo d'onore: pole position, giro veloce e tutte e tre le vetture in testa quasi sempre dall'inizio alla fine della corsa, grazie anche a tre piloti italiani: Michele Alboreto, Dindo Capello ed Emanuele Pirro. Nell'edizione della 24 ore di Le Mans del 2001, Audi dimostrerà ancora la sua superiorità guadagnando nuovamente la vittoria. Come dire: più che un traguardo, un trionfo!

Il modello che segna il nuovo millennio è Audi A2: compatta, agile e pratica, unisce con armonia linee tese e rotonde, sfruttando l'alluminio tanto per il telaio che per la carrozzeria.

Alle innovazioni di una vettura già in produzione, si affiancano quelle di due prototipi dalla progettazione futuristica: Steppenwolf, veicolo per il tempo libero che garantisce una guida piacevole sia su strada che nel fuoristrada grazie alla trasmissione quattro® e alle sospensioni adattabili; Rosemeyer (dal nome di un pilota della scuderia Auto Union degli anni Trenta), favolosa concept-car che può già essere considerata a pieno titolo la supercar Audi del ventunesimo secolo.

Nel 2001 Audi fa il suo ingresso nel club ristretto dei produttori di motori a dodici cilindri. Equipaggiando Audi A8 con W12, motore particolarmente compatto e potente, e grazie ai 420 cv per una cilindrata di 6 litri, Audi supera addirittura i suoi concorrenti, riuscendo ad offrire quanto di meglio è realizzabile in materia di automobili.

L'anno seguente, mentre la gamma si arricchisce della splendida Audi A4 Cabriolet che permette di gustare appieno la guida open air, e della nuova Audi A8 che diventa il punto di riferimento in materia di lusso e sportività, Audi R8 entra nella storia della 24 Ore di Le Mans, e con essa i piloti Pirro, Biela e Kristensen che vincono per la terza volta consecutiva. A coronare questo successo, che permette ad Audi di portare a Ingolstadt definitivamente il trofeo del vincitore, c'è anche la salita sul secondo e terzo gradino del podio, entrambi targati Audi.

Il costante orientamento alla ricerca e allo sviluppo, porta Audi all'elaborazione di nuovi, importanti progetti, come testimoniano la presentazione del prototipo crossover Pikes Peak al Salone di Detroit nel 2003, a cui fa seguito la splendida granturismo Nuvolari a Ginevra, e la concept car Le Mans quattro al Salone di Francoforte.

 

Uguali energie ed impegno attivano anche la produzione, dove si registrano ulteriori successi con la nuova sportiva Audi A3 e l'inserimento di serie del cambio a innesti diretti DSG® di derivazione sportiva.

Da sempre spinta dalla volontà di offrire una guida di massimo comfort, sicurezza e prestigio, oggi Audi può anche permettersi di superare le sue stesse capacità, spostandosi dalle esigenze della realtà alle infinite possibilità dell'immaginazione.
È quanto ha attuato sviluppando appositamente una vettura per "I, robot", lo spettacolare film d'azione, dove Will Smith, star del cinema e della musica, guida una concept car ideata per la prima volta unicamente per le riprese cinematografiche. Una vettura per un immaginario mondo futuro, che ben incarna l'attuale claim Audi: "All'Avanguardia della Tecnica".

Originalità, eleganza ed emozionalità sono i cardini del nuovo design Audi.
Ne sono esempio perfetto le nuove A3 Sportback, A4 e A4 Avant, A6 e A6 Avant e A8. La gamma 2004 e 2005 viene arricchita da tutti questi modelli caratterizzati da un nuovo styling, un volto che ne sottolinea l'estetica decisa. Viene introdotto infatti un elemento comune, tratto distintivo delle nuove forme Audi: la dinamica griglia del radiatore "single frame".

Nel 2005 la tecnologia quattro® di Audi festeggia un’importante ricorrenza: 25 anni di quattro®. Il 3 marzo 1980 infatti, al Salone di Ginevra, si accesero i riflettori sulla capostipite delle vetture quattro, un mito della trazione permanente su tutte e quattro le ruote. Iniziava così una storia che ancor oggi continua all’insegna del successo.
La prima quattro fu commercializzata alla fine del 1980. Successivamente, alle prime quattro, venne affiancata tutta una famiglia di vetture da strada a trazione integrale; oggi questa tecnologia è diventata, sinonimo di emozione, sicurezza di guida e dinamismo.

Nell'autunno 2005 farà la sua apparizione Audi RS4 con un motore superiore che propone esperienze di guida uniche.
Nel 2006 arriverà Audi Q7, una vettura che coniuga le esigenze di una di una Sports Utility Vehicle (SUV), dal design possente, con le abituali ed eccellenti peculiarità di casa Audi: dinamicità di guida, spazio, maggior lusso e comfort.